Raccolta e pulizia

Mi sono purtroppo accorto che il sito di Alessandro Bertoglio "MICROTHELE.IT" non esiste più sul web. Siccome ritenevo, e ritengo tuttora, che il suo opuscolo "Invito all'osservazione delle Diatomee" sia utilissimo per chi si avvicina al mondo dell'osservazione microscopica, lo ripropongo in questa pagina.
Nel caso in cui qualcuno fosse contrario, non esiti a contattarmi via mail.

Di seguito il testo integrale:


INVITO ALL'OSSERVAZIONE DELLE DIATOMEE
di Alessandro Bertoglio

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il microscopio avrà, almeno una volta, osservato una goccia d'acqua di uno stagno, rimanendo sorpreso dal gran numero di forme di vita in essa presente e sicuramente si sarà imbattuto, magari inconsapevolmente, in alcuni esemplari di diatomea.
Simili a slanciate barchette che lentamente solcano in linea retta il campo del microscopio, magari invertendo la rotta secondo un disegno indecifrabile, o simpatiche e curiose "banane" ferme ad aspettare chissà cosa, le diatomee sono, dopo i batteri la più diffusa forma di vita sul nostro pianeta. Queste alghe unicellulari popolano tutte le acque, dalla fontana sotto casa ai mari tropicali, sono presenti in superficie, formando un' importante componente del plancton o vivono sui fondalisino alla profondità dove la luce le può raggiungere. Le incrostazioni grigiastre, verdastre o di colore bruno che spessissimo notiamo nelle nostre fontane, sono in realtà sovente popolazioni di diatomee e parimenti possiamo dire per depositi degli stessi colori presenti in tutti i corsi d'acqua.
La grandissima diffusione di questi organismi, quasi serviti su un piatto d'argento, potrebbe già di per se essere un ottimo spunto per approfondire la loro conoscenza, ma il vero segreto che rende meraviglioso lo studio di queste alghe è sito nella loro sorprendente bellezza.
Questi organismi sono racchiusi in un "guscio" siliceo, praticamente trasparente come il vetro, chepresenta ornamentazioni che possono competere ed anche essere superiori in leggiadria alle conchiglie dei molluschi e su tali caratteristiche morfologiche si basa la loro classificazione.
In altre parole, con pochissimo sforzo ed investimenti, chiunque dotato di un microscopio può godersi una delle bellezze del creato reperibile sin sotto casa e magari approfondire i suoi studi sino ad arrivare a collezionarle ed a classificarle.
Sarebbe un'impresa davvero impossibile descrivere in poche pagine tutto quello che riguarda le diatomee, né ho la capacità di farlo, sebbene mi interessi di tali alghe da quasi 25 anni. Mi limiterò a fornire al lettore curioso una serie di consigli corredati da indicazioni su come reperire maggiori informazioni per eventuali approfondimenti futuri.

LA RACCOLTA

Procurarsi un buon numero di diatomee è una cosa estremamente facile essendo tali organismi enormemente diffusi e cosmopoliti, basterà munirsi di alcuni recipienti di vetro o plastica dotati di tappo, non fosse altro per non versare il loro contenuto, e di una pipetta magari piuttosto lungaper poter effettuare prelievi anche ad una certa distanza o profondità.
Scegliamo per comodità la fontanella dei giardini pibblici. Sicuramente, sia nella vasca che nella zona raggiunta dagli spruzzi d'acqua, si potranno notare depositi ed incrostazioni di cole grigio verdastro od anche bruno rossiccio. Sono quasi sicuramente diatomee e quindi raccogliamo nei nostri recipienti, utilizzando la pipetta per comodità ed igiene, un po'di questi depositi insieme con acqua della fontana stessa. Indugiamo con la pipetta anche tra le eventuali alghe del fondo della vasca ed infine annotiamo data e luogo del prelievo, così abituandoci,sin dall'inizio, ad avere un poco di rigore scientifico.
Stessa cosa dicasi per specchi d'acqua più estesi di una piccola fontana. Siano essi torrentelli o grandi fiumi, laghi o piccoli stagni, la procedura è molto simile,stiamo solo attenti quando preleviamo un po' di limo dal fondo a limitarci allo strato più superficiale in quanto, sebbene spesso i fanghi sommersi non siano altro che grandi depositi di diatomee, altre volte ci porteremo a casa non solo diatomee ma anche una grande quantitàdi sabbia che risulterà abbastanza fastidiosa in fase di preparazione ed osservazione.
Arrivati a casa con il nostro bottino potrebbe essere già interessante porre una goccia di tale acqua con un poco di deposito del fondo del barattolo di raccolta su un vetrino ed iniziare ad osservare se la nostra caccia ha avuto successo. Tra l'altro tale osservazione preliminare ci potrà portare parecchie sorprese. Innanzi tutto potremo osservare le diatomee dal vivo e magari imbatterci in altri tipi di interessanti microrganismi.

LA PREPARAZIONE


Sebbene molto interessante, l'osservazione in vivo delle diatomee non potrà svelarci tutte le bellezze del loro guscio (il termine tecnico è "frustulo") in quanto la presenza del materiale organico della cellula della diatomea maschera gran parte delle caratteristiche di tale involucro siliceo. Per questo motivo, le diatomee necessitano di una facile preparazione al fine di eliminare tutto il materiale organico, mettere in risalto tutta la loro bellezza e permetterne la classificazione che, come ho detto, è basata sulle caratteristiche morfologiche del frustulo.
Molti procedimenti sono stati proposti a tale scopo, alcuni prevedono l'uso di acidi forti e, sebbene molto utilizzati in campo professionale, tali metodi, piuttosto pericolosi e complessi, possono essere sostituiti da un metodo molto semplice basato sull'uso dell'ipoclorito di sodio, la normalissima candeggina che tutti abbiamo in casa.
Intendiamoci, per candeggina non mi riferisco a quella cosa profumata magari di violetta che promette bianchi abbaglianti senza "strapp". Anzi, a noi serve una candeggina robusta, insomma, quella della petulante vecchietta della pubblicità boccerebbe senza rimedio alla nuora incapace.
Una bella varechina come quella che si può trovare nei colorifici, quella che viene venduta in grandi quantità per disinfettare le piscine, in altre parole, un ipoclorito di sodio senza fronzoli che puzzi di varechina, per intenderci.

Ricetta, diatomee in candeggina:

  1. Per poter effettuare il trattamento si può benissimo utilizzare lo stesso barattolo di raccolta o, se si ritiene più comodo, si può trasferire il nostro prelievo in un recipiente più adatto. Io uso un provettone di plastica della ditta Kartell del diametro di circa 3 centimetri e della profondità di circa 12.
  2. Lasciamo decantare il prelievo un numero di ore sufficiente per fare in modo che il sedimento si trovi tutto sul fondo. Di solito io lo lascio qualche ora tranquillo.
  3. Con una certa abilità ed aiutandosi con una pipetta, stando ben attenti a non sollevare il sedimento dal fondo del recipiente, intorbidando nuovamente il prelievo,si elimini quanto più liquido possibile.
  4. Si versi, ora, un quantitativo di ipoclorito tale da riempire quasi il recipiente e si scuota lo stesso in modo da riportare in sospensione il sedimento del fondo.
  5. Si lasci agire l'ipoclorito per 24 ore (magari dopo 12 ore diamo una scossa al recipiente inmodo da riportare in sospensione il sedimento, favorendo così una maggiore uniformità del trattamento).
  6. Normalmente sono necessari tre cambi di candeggina per ottenere una perfetta pulizia dei frustuli e la totale scomparsa del materiale organico dal nostro prelievo, quindi ripetiamo le operazioni dal punto 3 al punto 5 per tre volte, ovvero tre passaggi in candeggina di 24 ore l'uno. Diamo ovviamente per scontato che dopo 24 ore di riposo, o 12, se abbiamo scelto di scuotere il contenitore a metà trattamento, il sedimento sia nuovamente perfettamente decantato.
  7. Concluso il terzo passaggio in candeggina, è necessario lavare il sedimento per eliminare qualsiasi traccia di ipoclorito. Dunque, con le stesse precauzioni citate nel punto 3, eliminiamo quanto più liquido possibile e riempiamo il contenitore con acqua, scuotendolo un poco per permettere il lavaggio del sedimento.
  8. Lasciamo decantare il sedimento; le solite poche orette dovrebbero bastare.
  9. Per eliminare l'ipoclorito, solitamente sono necessari almeno 3 o 4 passaggi in acqua. Per questo motivo, ripetiamo il trattamento dal punto 7 al punto 8 almeno 3 o 4 volte, avendo sempre la massima accortezza di lasciar decantare il sedimento e di non intorbidire l'acqua quando la si deve togliere per sostituirla con altra.
  10. A questo punto il nostro sedimento avrà assunto un colore nettamente più chiaro. Ci si potrà rendere conto della bontà del trattamento quando osserveremo le diatomee montate sul vetrino: frustuli contenenti tracce di materiale organico indicano un insufficiente trattamento con l'ipoclorito (sarà dunque necessario almeno un altro passaggio in candeggina o la sostituzione della candeggina stessa con un prodotto meno da signorine), mentre formazioni cristalline di colore verdastro pallido e di forma vagamente cubica (cristalli di cloruro di sodio?) indicheranno un insufficiente lavaggio (sottoporre il nostro prelievo ad almeno una sessione di lavaggio aggiuntiva).
  11. Il prelievo così trattato ed etichettato (mi raccomando, cerchiamo di essere un po' rigorosi ed ordinati), potrà rimanere in un contenitore ben chiuso immerso nell'acqua per molti anni.
C'è da dire che il trattamento con ipoclorito di sodio non elimina ovviamente il materiale inorganico e, quindi, se abbiamo avuto la sfortuna di imbatterci in un fondale molto sabbioso o se abbiamo raccolto sedimento scavando troppo in profondità, nel nostro prelievo si troverà anche una certa quantità di granelli di sabbia. La cosa è fastidiosa più a livello estetico che pratico e, a parte prevedere una setacciatura del prelievo a secco o una separazione in centrifuga, cose decisamente fuori della portata dell'amatore medio, non c'è nulla da fare, dovremo, dunque sopportare la presenza di piccoli granelli di sabbia nei nostri vetrini.

MONTAGGIO

Una volta che abbiamo pulito perfettamente il nostro sedimento è giunta l'ora di preparare qualche vetrino permanente in modo da poter osservare le nostre bellissime diatomee.
I frustuli di queste alghe, come già detto, hanno una struttura complessa ed affascinante con striature composte a loro volta di piccoli punti o lineette(in realtà si tratta di minuscoli fori dei frustuli, ma esula da queste poche pagine il trattare con ampiezza la complessa morfologia spesso osservabile solo al microscopio elettronico) tali da richiedere il massimo potere risolvente fornibile dal microscopio ottico. Ciò, insieme con il fatto che la composizione del frustulo è molto simile al  vetro e tale, quindi, da rendere le diatomee quasi trasparenti se poste tra due vetrini incollati con mezzi di montaggio il cui indice di rifrazione è simile al vetro, rende non particolarmente efficaci i classici metodi di montaggio, quali in balsamo del Canada o in altri medium usati genericamente nella pratica del laboratorio di microscopia.
Per intenderci, un frustulo che ha indice di rifrazione molto vicino a quello del vetro, posto tra due lamine di vetro ed incluso in un montante anch'esso con caratteristiche ottiche analoghe al vetro, non potrà che apparire diafano e poco contrastato.
Con questo non voglio dire di evitare di usare i soliti mezzi di montaggio, balsamo del Canada in testa, anzi, consiglio a chi inizia di utilizzare per qualche tempo questi semplici mezzi, ma ribadisco che per chi volesse specializzarsi in diatomee sarebbe oltremodo d'uopo pensare di tilizzare tecniche e medium appropriati oppure rivolgersi a sistemi che garantiscano un incremento della visibilità, in testa a tutti, il contrasto di fase.
Per ora trattiamo del montaggio delle diatomee in balsamo od in altro mezzo similare (Entellan, DPX etc). La procedura, in questo caso non è molto differente da quella usata per normali preparati quali gli strisci di sangue o quelli batterici.
Prendiamo, dunque, un vetrino portaoggetti pulitissimo, scuotiamo la boccetta del nostro prelievo in modo tale che il sedimento sia completamente in sospensione e, poi, con una pipetta raccogliamo alcune gocce del nostro prelievo, magari aspirando il liquido in punti diversi del contenitore in modo tale da essere sicuri di prelevare sia diatomee che decantano molto velocemente e che quindi già dopo pochi secondi dalla scossa stanno già precipitando sul fondo, sia quelle che tendono a galleggiare più a lungo.
Poniamo una goccia di prelievo sul portaoggetti e cerchiamo di renderci conto se la densità di diatomee e di eventuale altro materiale inorganico è quella giusta. Per far ciò basterà dare un'occhiata tramite il nostro microscopio, senza ricoprirla con un vetrino coprioggetti, ed utilizzando un obiettivo di basso potere. Se le diatomee paiono accalcarsi l'una sull'altra, allora la goccia è troppo densa, ma basterà diluirla con una goccia d'acqua e spandere il preparato su una superficie maggiore del portaoggetti per rendere la "densità di popolazione" del nostro vetrino gradevole per l'osservazione.
Fatto ciò si attenda che la goccia di preparato
si asciughi, di solito ci vogliono una decina di minuti o poco più, e per essere sicuri che non vi sia più acqua residua che rovinerebbe il montaggio in balsamo, si lasci il portaoggetti per qualche minuto vicino ad una fonte di calore. Io solitamente lascio il vetrino vicino alla mia lampada da tavolo per 2 o 3 minuti, ma si può utilizzare qualsiasi cosa che abbia una temperatura un po' più alta di quella ambiente.
Arrivati a questo punto c'è chi consiglia di porre sul preparato una goccia di xilene per togliere l'eventuale umidità rimasta e favorire la penetrazione del montante. Personalmente talvolta salto questo passaggio senza alcun danno, soprattutto se ho la sicurezza che il vetrino è stato riscaldato sufficientemente in modo da eliminare l'umidità residua e se, come faccio di solito, uso balsamo del Canada parecchio diluito.
Si ponga, quindi, una goccia di montante sul portaoggetti un po' alla periferia del preparato, si avvicini un coprioggetto ben pulito e di dimensioni sufficienti, si faccia toccare al bordo di tale coprioggetti la parte esterna della goccia di montante e successivamente si faccia adagiare il coprioggetti sul portaoggetti possibilmente senza spostarlo.
Come già detto, io uso il balsamo del Canada piuttosto diluito in xilene. Questo fatto comporta due vantaggi almeno: si otterrà un preparato molto sottile ed il montante avrà una maggiore tendenza a spandersi su tutta l'area
interessata.
Solitamente appena terminato il montaggio si avrà la spiacevole sorpresa di rinvenire bolle d'aria al suo interno. Niente paura! Durante il processo di indurimento e asciugatura, tali bolle scompariranno da sole, soprattutto se si avrà l'accortezza di tenere in un luogo tiepido il vetrino per le prime 12 o 24 ore, per esempio accanto a un termosifone.
Spesso e giustificatamente vien voglia di osservare subito il nostro preparato. Lo si può fare con gli obiettivi a secco magari di grande apertura numerica, ma si eviti, se possibile, di usare ottiche in immersione sino a quando il montante non sarà indurito. Io qualche volta l'ho fatto ma si rischia di spostare il coprioggetti, quindi è meglio attendere un po'.
Infine si etichetti il vetrino con riferimenti al prelievo dal quale provengono le diatomee ed alla tecnica usata per il montaggio. Quanto detto può sembrare una cosa inutile se si tratta del vostro primo vetrino di diatomee, ma forse tra qualche anno tali vetrini saranno molto numerosi ed in un tale guazzabuglio da non capirci più nulla.

OSSERVAZIONE E TECNICHE PIU' ELABORATE DI MONTAGGIO

Trascorsa una dozzina di ore, il montante sarà già sufficientemente asciutto ed è giunto il momento tanto atteso di osservare le nostre diatomee ed è qui che è doveroso ricordarsiche di solito nella dotazione di un microscopio viene anche fornito un obiettivo ad immersione in olio. Perchè sottolineo questo? Tutti conosciamo queste ottiche! Forse si, ma la stragrande maggioranza dei microscopisti dilettanti che conosco si fa venire un coccolone al solo pensare di usare il buon 100X 1.25 in olio che possiede magari da anni. Forse è l'idea di infilare una delicata piccolissima lentina in un oliaccio o è l'apprensione di doverla pulire con molta attenzione dopo l'uso? Non lo so, sta di fatto che pochissimi usano queste ottiche che pur possiedono e magari hanno anche pagato a caro prezzo. Le diatomee si osservano in immersione! Molti dei finissimi particolari dei loro
frustuli sono solamente visibili con le ottiche che forniscono il massimo potere risolvente, quelle in immersione in olio appunto. Perchè perdersi buona parte dello spettacolo per paure immotivate? Le ottiche in immersione sono state progettate esattamente per essere usate in questo modo. Basta avere un poco di attenzione per avvicinarsi al coprioggetti senza urtarlo e parimenti basta un minimo di cura per pulirle ( tutti i manuali di istruzione dei microscopi indicano come detergere dall'olio tali ottiche senza danneggiarle alcunchè). Io ho obiettivi in immersione che uso da decine di  anni e funzionano ancora benissimo.
Premesso ciò, sarà comunque necessario individuare un gruppo interessante di diatomee sul preparato prima di accingersi ad osservarle al massimo dell'ingrandimento. Si usi dunque un'ottica adingrandimento medio (un 20X od un 40X) ed una volta individuato un campo interessante si può passare in immersione stando attenti che nell'olio non si formino bolle d'aria, pena il degrado pesante delle immagini.
Il primo incontro con le diatomee preparate secondo le ricette suggerite sarà sicuramente emozionante e ci si renderà conto che la bellezza non sta solo nelle grandi cose, ma può risiedere anche nell'infimo!

Con il passare del tempo, però, vi accorgerete che il contrasto delle immagini è scarso e che avreste voglia di veder di più e meglio. Dotatevi, dunque di un set per il contrasto di fase, le immagini saranno indimenticabili, oppure cambiate tecnica di montaggio dei vostri vetrini scegliendo un medium fatto apposta per tali diafane bellezze, oppure, ancora, usate questi due metodi combinati. A livello professionale sono già parecchi anni che i normali montanti per vetrini non sono più usati per la preparazione delle diatomee. Sono oggi in commercio alcune sostanze che meglio si adattano ai nostri frustuli in quanto hanno un indice di rifrazione più elevato di quello del vetro e di conseguenza di quello delle diatomee. Si passa, dunque da un indice di circa 1,5 per i normali montanti come il balsamo, l'Entellan, il DPX etc, a più di 1,7 con risultati drammaticamente superiori. Attualmente i più usati e meglio reperibili sono il Naphrax e lo ZRAX con i quali le diatomee appaiono di gran lunga più contrastate taanto che si può rinunciare benissimo al contrasto di fase per l'osservazione in alta risoluzione.
Questi due montanti hanno caratteristiche molto simili, si diluiscono in toluene e richiedono una tecnica di montaggio diversa da quella normale descritta più sopra, ma non molto più complessa. In poche parole, tale tecnica richiede che la goccia con le diatomee sia posta sul coprioggetti e fatta asciugare come descritto nella tecnica del balsamo del Canada, che una goccia di montante sia posta sul portaoggetti, che tale vetrino sia appoggiato su una superficie calda (io uso il coperchio di una pentola dove bolle dell'acqua), che il coprioggetti sia messo a contatto con il portaoggetti caldo
con conseguente ebollizione tumultuosa del solvente. Dopo pochi secondi l'emissione di bolle di solvente diminuirà sin quasi a cessare ed il gioco può dirsi fatto, con il vantaggio che il preparato è subito osservabile anche con ottiche in immersione e che il contrasto delle immagini sarà meravigliosamente aumentato.
Il Naphrax attualmente si può acquistare nel Regno Unito presso la Brunel Microscopes (http://www.brunelmicroscopes.co.uk/coverslips.html) dove tra l'altro potrete trovare parecchi accessori interessanti per la microscopia. Per lo ZRAX ed il Pleurax (non dissimili dal Naphrax e magari anche più economici), vi potete rivolgere a Klaus Kemp (http://www.diatoms.co.uk/) notissimo nel campo delle diatomee per la sua produzione di vetrini dove, con bravura e pazienza infinite, accosta frustuli di diatomee diverse per comporre fantastici disegni microscopici. Sul suo sito potrete anche acquistare il Diatom Database, un enorme archivio di figure e descrizioni di diatomee su CD rom.
Infine, per approfondire le tecniche di montaggio in Naphrax potete consultare le informazioni contenute nel file reperibile alla pagina http://diatom.acnatsci.org/nawqa/pdfs/P-13-49.pdf ove non solo è descritto sin nei minimi particolari il montaggio in Naphrax ma anche tutto il protocollo di pulizia dei frustuli mediante acidi, mentre per lo ZRAX la consultazione delle informazioni scritte nel file all'indirizzo http://www.sas.upenn.edu/dailey/zrax.pdf fornisce una esaustiva metodica d'uso.

CLASSIFICAZIONE

Dopo qualche vetrino, vi potrà accadere di sentir voglia di dare un nome alle diatomee che avrete sotto gli occhi. Come già accennato, la classificazione di queste alghe si basa sulla morfologia del loro frustulo ma, senza scoraggiare nessuno, posso dire che per poter riuscire in tale impresa bisogna avere una certa dimestichezza con la struttura delle diatomee e con i termini tecnici che caratterizzano la descrizione morfologica. La miglior cosa che una persona seriamente intenzionata può fare per iniziare tale attività è quella di dotarsi come irrinunciabile base del piccolo volume edito dalla Freshwater Biological Society (http://www.fba.org.uk/) intitolato: " A Guide to the Morphology of the Diatom Frustule, with a Key to the British Freshwater Genera" degli autori H.G. Barber & E.Y. Haworth. Al costo attuale di 8 sterline, esclusa spedizione, vi ritroverete tra lemani un'eccellente guida alla morfologia del frustulo delle diatomee tale da permettervi di iniziare con le vostre gambe a classificare le vostre beneamate, anche perchè nella parte finale di tale opera è presente una chiave, in facile inglese, semplificata ed utilissima per classificare tutti i generi di diatomee di acqua dolce. Inoltre, se avete problemi di lingua, lo scrivente ha tradotto detta chiave in italiano e può farvene giungere una copia.
Parimenti, per chi ha la possibilità di navigare in internet, dovrebbe essere obbligatoria una visita periodica al sito della Diatom Homepage (http://www.indiana.edu/diatom/diatom.html), dove si possono trovare miriadi di informazioni sulle diatomee, moltissimi link veramente utili ed articoli di argomento tecnico.
Classificare le diatomee sino al genere è decisamente una cosa facile. Le caratteristiche che lo identificano sono così marcate tanto che dopo poco tempo sarete in grado di sistemare nel suo giusto genere qualsiasi diatomea alla prima occhiata. Decisamente più ardua è la classificazione sino al livello di specie e varietà, sia perchè la sistematica di tali alghe è sempre in fermento e spesso nel giro di pochi anni gli studiosi cambiano i nomi contribuendo a far confusione, sia perchè i testi sono piuttosto costosi e reperibilo solo all'estero.
L'approccio a queso problema puòessere ad immagini, cioè confrontando i propri esemplari con quelli disegnati o fotografati sui testi, oppure, con maggior rigore, è possibile, e forse più consigliabile, utilizzare insieme con le immagini anche le chiavi dicotomiche delle quali molti testi sono provvisti.
Per questo scopo, oltre al Diatom Database di Klaus Kemp, più sopra citato, posso consigliare:

"An Atlas of British Diatoms" ordinato da B. Hartley, basato sulle illustrazioni di due grandi diatomisti dilettanti, H. G. Barber e J. R. Carter ed edito da P. A. Sims (Biopress Limited 1996) che in 290 tavole riporta una enorme quantità di disegni di diatomee europee;

"Susswasserflora von Mitteleuropa" Band 2, Teil 1 - 4, di K.Krammer e H. Lange-Bertalot (VEB Gustav Fisher Verlag-Jena 1986), 4 volumi con migliaia di fotografie di diatomee europee. E' il testo più utilizzato in Europa dai diatomisti professionisti. Risulta essere piuttosto costoso ed è in lingua tedesca, ma è praticamente indispensabile per chi voglia fare un lavoro serio. Non dimenticatevi di ordinare anche il quinto volume dove sono riportate le chiavi di classificazione in lingua inglese e francese;

"Diatoms of Europe" a cura di H. Lange-Bertalot (A.R.G. Gantner Verlag K.G.), opera davvero monumentale in corso di pubblicazione. Al momento della scrittura di questo articolo è uscito il quarto volume. Potrebbe quasi definirsi la continuazione ideale della "Susswasserflora von Mitteleuropea" appena citato, è in lingua inglese e promette di essere il testo più completo mai redatto sulle diatomee europee. Incredibile il numero e la qualità delle immagini.

Queste ultime tre opere possono essere ordinate presso una delle pochissime librerie presenti al mondo dedicate alle alghe: Koeltz Scientific Books (http://www.koeltz.com), che con estrema gentilezza ed efficienza tipicamente teutonica vi potrà fornire tali testi. Tra l'altro, il catalogo di Koeltz vi può essere recapitato a casa periodicamente ed è una infinita collezione di pubblicazioni interessantissime.

Spero con queste informazioni di avervi fornito una base di partenza per addentrarvi nell'affascinante mondo delle diatomee che, inspiegabilmente, nel nostro paese conta un numero irrisorio di adepti anche in campo professionale. Di qualsiasi cosa abbiate bisogno, potete contattarmi all'indirizzo e-mail alessandro.bertoglio@fastwebnet.it e sarò ben lieto, per quello che posso, di darvi una mano.


Qui termina la lettura di questo interessante opuscolo; siccome l'ho scaricato qualche anno fa, non posso rispondere nè dei collegamenti web e nemmeno dei prezzi citati.
Le tecniche descritte sono quelle che ho usato ed uso tuttora per preparare i vetrini con lo ZRAX e vi assicuro che i risultati si vedono!
Buon lavoro e buone osservazioni a tutti con le diatomee.

                           minamar9000

 
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